martedì 21 gennaio 2014

Matematica

Cerco di non farmi coinvolgere in certe mode di internet e campagne virali, ma nel caso di #Coglioneno la mia attenzione è stata attirata davvero solo dopo aver letto questo

http://www.minimaetmoralia.it/wp/su-coglioneno/

Nell'articolo ho trovato un sacco di filosofia, troppa persino per i miei gusti, ma non la cosa fondamentale quando si parla di lavoro e retribuzione, una equazione semplice e per questo più efficace di qualunque intrallazzo dialettico:

tariffa oraria x numero di ore lavorative = compenso

Questo per il lavoro dipendente, come quello di un operaio o di un impiegato (con contributi e tutto il resto).
Nel caso del lavoro di un professionista, un idraulico per esempio, restando nell'ambito della campagna #coglioneno, ci sono da considerare anche i materiali.
Quando parliamo di lavori che chiameremo in seguito "creativi", entrano spesso in ballo anche costi relativi a diritti di diffusione, riproduzione, stampa e altro.

Da questa equazione è importante non prescindere mai.

Il lavoro creativo ha un'altra particolarità. Più di molti altri è "cucito" sul cliente e le sue esigenze. Un cliente che sceglie specificatamente il creativo. Non importa che questi sia il migliore sul mercato. O il peggiore. Qualunque cosa abbia fatto per attirare l'attenzione del cliente, non è detto che rappresenti l'eccellenza. Non importa che sia l'eccellenza. Perché viene eletto dal giudizio del cliente. Se io non sono abbastanza capace, e non riesco a migliorare e a rendere il mio lavoro appetibile, finirò per non avere clienti e cambierò strada, se sono furbo. Ma mentre tengo ancora duro, per ottenere spazio in mezzo a tanti concorrenti ho diversi canali, molti dei quali fortunatamente gratuiti. Per questo dovrei essere biasimato? O, per rimanere in argomenti più concreti, pagato meno, come nel caso della vendita diretta che fa un contadino al mercato? Ci può stare, ma intanto vado pagato. Perché io, il contadino, l'idraulico e l'operaio non paghiamo il benzinaio in "visibilità". Non possiamo aspettare un anno per pagare le bollette. A prescindere dalla tanto invocata "contingenza negativa". A meno che non si tratti di un favore, il tempo che chiunque passa a fare qualcosa per qualcun altro è lavoro. Costa di più, costa di meno, secondo capacità di uno o disponibilità dell'altro, può essere considerata gavetta, ma è lavoro, come quello di chi partecipa alla catena di montaggio di un auto o di una caffettiera. E anche se poi l'acquirente si accorge che l'auto non va bene o il caffè viene da schifo, non può sospendere il pagamento, e quasi sempre non può restituire i soldi spesi. In Italia, il mercato che conosco, il Paese dell'Arte (?) quella di non pagare, di sottostimare e di rimandare i compensi per alcuni tipi di lavoro è una pratica diffusa, a prescindere dalla situazione economica. Che tu faccia il creativo pubblicitario, il grafico o il fumettista, come me.

Ora ragioniamo per "assurdo", limitandoci al campo della comunicazione pubblicitaria. In questo momento, si dice, il settore creativo è soggetto al cosiddetto "mercato del compratore". Chissà cosa vorrà fare, il compratore. Già. Data la contingenza di cui sopra, siamo portati a immaginare che vorrà spendere sempre meno, alle prese con i suoi problemi. Nel breve, spariscono i dilettanti e chi si improvvisa "creativo". Bene. Ma subito dopo spariscono anche gli indipendenti dalle grandi agenzie, che rimangono così le uniche sul mercato. Ma quelle rischiano di essere troppo costose o appetibili solo per clienti più facoltosi. I potenziali clienti, per risparmiare, provano a farsi pubblicità da soli, e tutti sono spaventati dal ritorno del dilettante. Ma si tratta di un ritorno temporaneo, perché non riuscendo a farsi pubblicità a dovere, il creativo dilettante e capo d'impresa non solo non vende i suoi prodotti, ma chiude anche baracca e burattini. Nessuno vende più. Nessuno compra più. Spariscono anche i grandi clienti e di conseguenza le agenzie, che magari nel frattempo hanno abbassato gravemente le proprie tariffe o si sono frazionate in piccole agenzie che, non pagate a loro volta, ci avranno salutato da tempo. Finisce la società come la conosciamo e ognuno diventa Presidente del proprio personale Uruguay, ma senza essere pagato da nessuno. Diventiamo tutti contadini, anche quelli che filosofeggiano e non sanno lavorare nei campi, che o si arrangiano o spariscono, nel senso che muoiono di fame, come i loro antichi antenati creativi, dilettanti e non. Si torna al baratto, e per avere qualcosa da scambiare servirà avere un proprio pezzo di terra. E se non vuoi fare la figura del creativo, ti attivi per trovare uno spazio da coltivare. E se non lo trovi devi andare a prenderlo agli altri. Così magari si torna a farci tutti la guerra a vicenda. E mentre torniamo a prima del Medioevo, avremo perso per strada qualunque tipo di bisogno "superfluo", tipo le nostre care arti, tipo la pittura, la scultura, o quello che faccio io, il fumetto (è arte anche quello).
Tutto questo perché qualcuno ha voluto introdurre la nuova moneta della visibilità, in un momento ormai lontano del tempo.


E abbiamo considerato solo la pubblicità.

Quindi forse non conviene consolidare e provare a giustificare, in qualunque modo, pratiche che non riconoscono il giusto compenso per chi lavora. Per chi fa un qualunque tipo di lavoro. Specie in un Paese che si dice costituzionalmente fondato sul lavoro. Ogni lavoro è importante, persino quello creativo, persino fare il fumettista. 

Pagate per quello che volete. Se lo volete. E alla fine vi offro anche il caffè.

1 commento:

Celeste Vimercati ha detto...

Non posso che essere d'accordo con te, caro Doc.